La battaglia della colonna

Storia del monumento alla Madonna del Fuoco
di G.Garzaniti

Si fa memoria come in questa piazza si eresse in onore della Madonna del Fuoco una colonna lunga piedi 33 di pertica, che sono palmi 77 (oltre 16 metri - ndr) e sopra vi si pose una statua di marmo di Carrara con l'effige della Vergine col Bambino, lavorava in Venezia da Clemente Molli, scultore bolognese. Si eresse il Sabato Santo 23 aprile 1639, con sommo giubilo di tutta la città'. Questo è quanto annotarono i frati Vallombrosiani, in quel tempo rettori di S. Mercuriale, nel loro Libro delle Ricordanze (B fol. 282). La piazza citata altro non era che l'odierna Piazza Saffi. La piazza principale della città fu quindi dominata per oltre tre secoli dalla Colonna della Madonna del Fuoco. Ma, verso la fine del XIX secolo, viene presentato il progetto di demolire il monumento. Nel suo libro "La storia della Madonna del Fuoco", Ia cui edizione è stata curata da don Franco Zaghini. Mons. Adamo Pasini ricorda come <<per molto tempo l'esecuzione è stata impedita daII'autorità di Aurelio Saffi, il quale ripeteva in proposito una nota frase: "Demolire per demolire è vandalismo''. l verbali della seduta consigliare del 1 ottobre 1889 riportano questo suo parere: "Saffi conte Aurelio vorrebbe che, anche per torre ogni ombra di aggressione al sentimento religioso, la proposta della rimozione della colonna fosse subordinata all'erezione di un monumento di pubblica utilità". I seguaci di Saffi, alla sua morte. pensarono di dedicare a lui quel nuovo monumento, "ma la vedova Giorgina si dice che si opponesse", afferma sempre Mons. Pasini. Le cose precipitarono nel 1905.Il 15 maggio venne approvato il progetto di sistemazione della Piazza, che prevedeva la costruzione di una fontana in quella che nel frattempo era diventata Piazza Vittorio Emanuele. La mobilitazione dei cattolici fu immediata e massiccia. Il giornale cattolico "II lavoro d'oggi" racconta di quei giorni, della raccolta di firme contro la demolizione (oltre 18.000!), delle funzioni riparatrici in Cattedrale con partecipazione di migliaia di forlivesi, delle accese riunioni nelle Parrocchie. Fu intentata anche un'azione giudiziaria. Anche perché, senza attendere i relativi permessi, qualcuno aveva già dato il via, nella notte del 17 maggio 1905, ai lavori di demolizione. Il Ministero della Pubblica Istruzione e l'Accademia delle Belle Arti intervennero impedendo la demolizione, pur consentendo la rimozione. Fino al 1909 la battaglia proseguì a colpi di carta bollata e di sentenze. Poi <<la sera del giovedì 14 ottobre 1909 - si legge in "N'è pochi nè timidi" di S. Gioiello.L. Zambelli e A. Grifoni - nella piazza maggiore, dopo un comizio di protesta per la fucilazione di Francisco Ferrer (oppositore del Governo in Spagna - ndr) una numerosa schiera di giovinetti atterrò l'assito che cingeva la Colonna della Madonna e, accatastato il legname, vi appiccò il fuoco. Mentre si levavano le fiamme, altri individui, che un giornale cittadino ebbe poi a definire "ardimentosi', iniziarono, forniti di picconi e di altri arnesi all'uopo opportuni, la demolizione degli elementi che rivestivano e ornavano la base della Colonna. Quest'opera di vandalismo si protrasse fino a mezzanotte, sotto gli occhi di autorità municipali e governative...". Subito, adducendo motivi di instabilità del monumento, ne venne decisa la rimozione. Appena sul carro, la mattina del 21 ottobre 1909, venne portato nella chiesa di S. Filippo (allora di proprietà comunale) "accompagnata da urli fischi e altre villanie". NelI' estate del 1925, il Vescovo ottenne dal Regio Commissario la statua, che fu trasportata in Cattedrale. Si avvicinava la data del V centenario del Miracolo e il ConsigIio comunale aderì alla richiesta del Vescovo, di poter riedificare il Monumento nella piazza della Cattedrale. Nel 1928 venne costruita la nuova colonna alta m. 8.50 e la domenica 6 maggio il monumento fu inaugurato, alla presenza del popolo e di numerose autorità a fianco della Cattedrale dove è ancora oggi.

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