Il Credito Romagnolo Rolo Banca 1473

a cura di Tronconi Gabriella

Le origini

Il Credito Romagnolo nacque nel 1896 a Bologna con il nome di "Banca Piccolo Credito Romagnolo", per volontà del Conte Giovanni Acquaderni, come un progetto solidaristico di intervento a difesa dei piccoli operatori del mondo cattolico, nell'ambito dell'impegno sociale cristiano, secondo l'indirizzo dell'Enciclica "Rerum Novarum" e dell'Opera dei Congressi. La Sede di Forlì fu aperta in data 30 marzo 1909.

Questa origine cattolica è stata per un lungo periodo un fattore che ha orientato l'attività della Banca verso il mondo cattolico in termini prioritari rispetto a quello che poteva essere una pura e semplice ricerca di utile e di interessi nel più ampio mercato della zona in cui prevalevano repubblicani e socialisti. A questa Banca si appoggiavano in gran parte i contadini, gli artigiani, i piccoli imprenditori, il ceto piccolo e medio per prestiti e per finanziare lo loro attività. Questa Banca per il mondo cattolico significava anche sicurezza, accoglienza di luoghi per riunioni, finanziamenti primari, contributi per le opere cattoliche, diffusione dell'ideologia: non a caso la Banca sostenne economicamente l'avv. Giovanni Braschi all'indomani dell'appello di don Luigi Sturzo per la nascita del Ppi, nel 1919, all'indomani di una crisi post bellica fortemente recessiva, ed il mondo cattolico trovò nel Credito Romagnolo un appoggio e un referente costante. All'indomani della II guerra mondiale, pur rimanendo presente nello Statuto della Banca l'obbligo di erogare una sostanziosa percentuale di utile per opere di beneficenza e assistenza cattolica, in realtà il Credito Romagnolo, sotto la guida del Direttore Generale Giacomo Cirri, si inserì in uno sviluppo che seguiva attentamente l'evolversi dell'economia: nella gestione della Banca prevalse il mercato con i suoi interessi e a questo si affiancò un rapido processo di informatizzazione che rese questa Banca competitiva a livello nazionale ed europeo. Il Credito Romagnolo rimase tuttavia ancorato ai soci fondatori: ogni azionista era garante della solidità di questo istituto avviato in un processo di crescita lento, ma costante e sicuro, un modo per capitalizzare i piccoli risparmi di un azionariato diffuso fuori dalla speculazione della Borsa valori, creando una struttura di fidelizzazione dei propri clienti. In questa evoluzione anche la selezione del personale finì con il non presupporre più l'appartenenza rigorosa al mondo cattolico e prevalse l'esigenza dell'efficienza, al di là dei presupposti ideologici.

 

 

Il presente

Per capire il cambiamento che è avvenuto nel Credito Romagnolo basta accennare al fatto che dopo 30 anni di vita, la Banca aveva 60 Filiali, che coprivano l'area di Bologna, Ferrara, Forlì, Ravenna e Rimini; dopo 100 anni di vita, l'articolazione della rete operativa della Banca si estende su tutto il territorio nazionale, con più di 600 filiali. Gli anni '90 sono stati determinanti nella spinta verso una radicale trasformazione: fra il 1990 e il 1992 il Credito Romagnolo diventa Gruppo; fra il 1992 e 1994, oltre alla fusione per incorporazione con la Banca del Friuli, ha esecuzione (1.1.93) lo scorporo dell'Azienda bancaria e il suo conferimento in una nuova Società, appositamente costituita.

Nei primi mesi del 1995 avviene l'offerta di acquisto da parte del Credito Italiano, seguita da una contro-Opa lanciata dalla cordata Cariplo e il definitivo controllo della Banca bolognese da parte del Credito Italiano.  

Il 12 maggio 1995 la Banca d'Italia include nel Gruppo Bancario Credito Italiano il Credito Romagnolo e le Società  già facenti parte del Gruppo Bancario del Credito Romagnolo che viene così cancellato dall'Albo delle banche.

Verso la metà del 1995 i Consigli di Amministrazione del Credito Italiano, del Credito Romagnolo e di Carimonte deliberano un'ipotesi progettuale di fusione fra Rolo e Carimonte, banca che trae le sue origini dal Monte di Pietà di Bologna (anno di nascita: 1473) e dal Monte di Pietà di Ravenna (anno di nascita: 1492). L'obiettivo è quello di creare una nuova banca dotata di forte radicamento territoriale: le ore 24 del 31.12.1995 segnano la data di inizio della nuova Società "Rolo Banca1473" che porta con sè anche un cambiamento di mentalità del modo di fare Banca.

Dal mese di febbraio 1996 la figura di Direttore di Filiale è stata soppressa; esiste un'Area commerciale che raggruppa le filiali di Forlì e di Cesena (circa 40), con una Responsabile commerciale dell'Area. Le Filiali sono state messe in grado di erogare credito in maniera autonoma: Carimonte - banca essenzialmente commerciale - ha portato con sè l'idea del lavoro di squadra ed il Rolo ha immesso professionalità nella consulenza e forte propensione alla vendita. 

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