Matteucci scienziato
e la elettrofisiologia
Proposta di modulo didattico 
per le classi seconde dell'Istituto Tecnico Commerciale
a cura di Nadia Lundi, Sergio Forbicini

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LA FORMAZIONE SCIENTIFICA DI CARLO MATTEUCCI
L'OPERA SCIENTIFICA DI CARLO MATTEUCCI
L'ELETTROFISIOLOGIA DOPO MATTEUCCI
BIBLIOGRAFIA

MODULO DIDATTICO

 

LA FORMAZIONE SCIENTIFICA
DI CARLO MATTEUCCI

Carlo Matteucci nasce a Forlì, il 20 Giugno 1811; figlio unico di un medico, Vincenzo che esercitava la sua professione nell'ospedale di Forlì. La madre Chiara Folfi, di nobili origini era donna colta se si considera il livello medio delle donne del tempo, sensibile e dolce influenzò notevolmente la vita del figlio nonostante morisse quando egli era ancora un bambino.
Carlo Matteucci frequentò il Ginnasio della città di Forlì, dove si distinse in tutte le materie, ma già i suoi interessi erano particolarmente rivolti alle materie scientifiche, cosa che determinò la scelta della facoltà di Fisica.
Fu una decisione abbastanza originale, dal momento che la maggior parte degli studenti si indirizzava verso studi di tipo giuridico, letterario e tra quelli scientifici primeggiavano sicuramente quelli medici. Da un articolo dedicato a letterati, scienziati, artisti e patrioti di Romagna vissuti nel periodo 1750-1860 si può constatare che tra gli scienziati contemporanei di Matteucci figurano solo dei medic. L'amore per il sapere scientifico lo portò comunque a scegliere una facoltà che offriva, tra l'altro ben pochi sbocchi professionali (avrebbe aspettato 12 anni per avere la cattedra di Fisica), cosa abbastanza considerevole per il Matteucci in quanto la famiglia era, dal punto di vista economico mediocre, infatti possedeva solo la casa in città (vicino al centro cittadino in una via che ora porta il suo nome) e un piccolo podere che fu poi dal padre venduto. Le rendite non erano, quindi, tali dal dispensarlo dal lavoro e permettergli di dedicarsi esclusivamente allo studio.
Nel novembre del 1825 il giovane Matteucci, poco piu' che quattordicenne, veniva ammesso al secondo anno della facoltà di Fisica e Matematica dell'Università di Bologna dove conseguì la laurea il 29 Gennaio 1829, a soli 17 anni, con una tesi di meccanica generale. Il conseguimento della laurea viene datato in modo diverso da alcuni biografi del Matteucci, per esempio il Bianchi parla di "7 aprile 1828".
Il clima che si respirava allora all'Università di Bologna risentiva certo della situazione di pesantezza e di chiusura che si erano ripristinate quando, conclusasi l'esperienza del dominio francese (1796-1815) il Papa Pio VII era tornato a esercitare il suo governo sull'Emilia Romagna, le Marche, l'Umbria e il Lazio.
Con l'elezione di Papa Leone XII scomparve quasi ogni retaggio della dominazione francese; egli tentò con ogni mezzo di ripristinare le antiche consuetudini, confermando e aumentando il potere ecclesiastico, negò la libertà di stampa e con la bolla "quod divina sapientia" promulgata nel 1824 riduceva ogni forma di istruzione sotto l'esclusivo controllo del clero. La bolla prevedeva che tornasse obbligatorio lo scrivere e il parlare in latino, che non avesse spazio alcuna materia di ordine pratico, ma dominasse incontrastato l'insegnamento del pensiero metafisico. Veniva negata l'istruzione tecnica, scientifica, ginnica e militare, non permessi i congressi scientifici.
Provvedimenti di questo tipo si accompagnavano all'espulsione delle persone sospette, così molti valenti professori furono allontanati dall'Università di Bologna. Nicomede Bianchi parla di questa decadenza, riferendosi soprattutto a quella della sua fama scientifica, tuttavia non la vede spinta a tal punto da far perdere il suo valore. Quando il Matteucci vi studiò, osserva, tenevano i loro corsi personaggi di rilievo.
Le costrizioni che venivano introdotte dal clero negli atenei, come pure la generale situazione politica, diedero vita a proteste e moti di ribellione. Quando si verificarono fatti di questo tipo, nel 1825, il Matteucci era in pieno corso di studi ma non partecipò alle iniziative di protesta.Anche se si trovava d'accordo con i motivi di fondo il suo mite temperamento non corrispondeva a quel tipo di ribellione.
Durante la fase universitaria si dedicò, piuttosto, allo studio profondo, alla meditazione e alla lettura, cominciando a informarsi delle teorie scientifiche allora più discusse.
Nel 1827, a soli sedici anni, pubblicò la sua prima opera: Cenni sull'influenza dell'elettricità nella formazione delle principali meteore acquee, a cui seguirono subito dopo altri scritti. Componeva infatti tra il 1827 e il 1829: Discorso sul periodo dei temporali, Discorso sulle pietre meteoriche, Del temporale, Discorso sull'influenza dell'elettricità terrestre sui temporali. L'argomento, come si vede, è sempre quello meteorologico.
Conseguita la laurea, Matteucci tornò a vivere nella casa paterna a Forlì, dove avrebbe voluto continuare la sua attività di laboratorio ma gli strumenti di cui disponeva erano molto pochi, solo quelli messi a disposizione dal collegio Tartagni di Forlì e quelli di sua invenzione.
Erano gli anni in cui la grande questione scientifica, su cui si concentrava l'attenzione di tutti gli studiosi europei, era costituita dall'elettricità, che quindi suscitò l'interesse anche del Matteucci. Ben presto l'ambiente in cui viveva si dimostrò inadatto per svolgere le sue ricerche e rivolse, quindi la sua attenzione oltre i confini della limitata vita scientifica italiana.
Matteucci partì per Parigi nell'ottobre del 1829. La prima persona con la quale prese i contatti fu lo scienziato Pouillet grazie al quale ottenne l'iscrizione alla scuola di fisica dell'Università. La capitale francese era in quel tempo il centro della cultura scientifica; nella sua Università insegnavano maestri di fama eccezionale (Cuvier, Becquerel, Pouillet, Chevreul, Dumas, Arago, ed altri), vi erano laboratori accuratamente attrezzati e gran fervore intellettuale. Matteucci, sebbene iscritto a Fisica, prese lezioni di quasi tutte le discipline scientifiche, non solo, ma seguì anche i corsi di Diritto amministrativo e quelli di Storia. Negli otto mesi in cui rimase a Parigi prese in particolare contatti con lo scienziato Francois Arago, che svolgeva studi sull'elettromagnetismo. Fu l'unica amicizia ad avere un seguito, infatti Matteucci rimase in contatto epistolare con lui e quando tornò a Parigi per la seconda volta, nel 1837, fu proprio Arago a prendere pubblicamente le sue difese, riconoscendogli l'originalità di certe sue scoperte sulla torpedine.
Tra gli scienziati coi quali Matteucci entrò maggiormente in contatto, vanno ricordati anche Becquerel e Chevreul;  il primo si interessava agli studi elettrici, il secondo alla chimica. L'esperienza parigina fu importantissima per la formazione scientifica di Matteucci, in quanto l'ambiente e l'esempio di sommi uomini di scienza lo stimolarono a continuare nella ricerca scientifica con rigore e seguendo il metodo scientifico da loro appreso.
Durante il soggiorno parigino Matteucci scrive una memoria Sulla decomposizione dei sali metallici per mezzo della pila, che venne pubblicata sulle "Annales de Chimie et de Physique", la piu' prestigiosa rivista nell'ambito scientifico di quel tempo, e una delle più stimate d'Europa.
Ritornò in Italia nel giugno del 1830, con un notevole bagaglio di esperienze che accelerarono non solo la sua maturità scientifica ma anche quella politica in quanto, a Parigi, assistette alla preparazione dei moti che sfociarono nei fatti del luglio 1830 in cui Carlo X verrà cacciato per lasciare il posto alla monarchia costituzionale di Luigi Filippo d'Orleans.
In Italia era il periodo in cui cominciava il fervore contro il potere teocratico che portò poi ai moti che scoppiarono nel 1831 e che videro l'Emilia Romagna e quindi anche Forlì al centro delle rivoluzioni. Matteucci, pur di idee liberali, non approvava la protesta violenta e quindi non scese in piazza ma fu comunque tenuto sotto controllo dalla polizia papale.
Egli continuava i suoi studi scientifici, cominciando la sua produzione letteraria sugli argomenti più dibattuti inerenti l' elettricità.
Sul problema dell'elettricità animale (tema che verrà successivamente ampliato e per il quale si ricorda maggiormente l'opera scientifica del Matteucci) pubblica una memoria nel 1830, Sulla contrazione provata dagli animali nell'aprirsi del circuito elettrico in che trovansi. In realtà già aveva scritto qualcosa sull'argomento quando ancora si trovava a Parigi. Si tratta di un lavoro Sur la putrefation animale pubblicato sulle "Annales de Chimie et de Phyisique" nel 1829. Esso doveva contenere sicuramente osservazioni interessanti se fu ritenuto degno di figurare su una rivista che era una delle piu' importanti d' Europa.
Sullo stesso argomento fu tenuta anche, da Matteucci, una conferenza a Forlì all'Accademia dei Filergiti che costituiva un notevole centro culturale per tutta la regione. Vi figuravano in quegli anni iscritti come Maurizio Bufalini, Pietro Giordani, Manzoni, Leopardi, Romagnosi, Nobili e dal 1830 anche Matteucci.
Nell'ottobre del 1831 fu chiamato da Fusinieri a prendere parte al suo giornale "Rivista delle scienze fisiche" che rappresentava una sorta di bollettino per le scienze naturali, in particolare per il territorio nazionale, anche se per la verità le pubblicazioni scientifiche in Italia uscivano molto raramente. Nel 1831 Matteucci scrisse 4 lavori di argomento fisico e chimico: Azione del cloro sulla bile, Esame dei fenomeni presentati dall'azione del calore sull'acetato neutro di piombo, e dei prodotti che si svolgono, Discorso sull'influenza del calore sul magnetismo, Lettera su alcuni fenomeni del calore, indirizzata ad Arago.
Dopo la morte del padre, avvenuta nel giugno del 1834, Matteucci lasciò quasi definitivamente Forlì per stabilirsi a Firenze, realizzando così un desiderio presente da tempo. Firenze o comunque la Toscana rappresentavano per lui l'unica oasi di libertà in Italia, l'Università di Pisa, l'unico luogo che favoriva oltre lo sviluppo letterario anche quello scientifico. Prima di partire, a Forlì, lo scienziato pubblicò ancora 5 opere: Della composizione degli acidi vegetabili e specialmente dell'acido acetico, Sulle correnti elettromagnetiche di Faraday, Sulla formazione della grandine, Sopra le interferenze dei raggi calorifici oscuri, Sulla natura chimica e sulla formazione di un calcolo intestinale.
Sono invece del 1834, quando il Matteucci risiedeva già a Firenze, due opere: Sull'elettricitè animale e Sulla forza elettrochimica della pila. L'anno seguente usciva anche un'opera volta a continuare questo argomento di elettrochimica Sul passaggio della corrente elettrica fra i metalli e i liquidi e fra i liquidi e i liquidi.
A partire dal '36 inizia la produzione scientifica inerente l'elettrofisiologia, con la quale il Matteucci apporta un contributo fondamentale per la comprensione dei fenomeni elettrici negli animali e getta le basi fisiche della moderna elettrofisiologia.
Nel 1835 completa la sua prima e fondamentale opera sul metodo da seguire nello studio dei sistemi viventi: Sopra gli elementi del progresso della scienza dell'organismo, in cui si mette in evidenza che sulle funzioni organiche non ha influenza una forza vitale ma esse sono regolate dalle stesse leggi che presiedono la chimica e la fisica, assestando in tal modo un colpo alle dottrine vitalistiche. La prima edizione di questa memoria risente sicuramente del clima che si stava allora vivendo negli ambienti scientifici toscani,in seguito alla riscoperta di Galileo. 
Gli scienziati che sentivano l' esigenza di un profondo rinnovamento consideravano la scienza come svincolata da problemi morali e religiosi e Galileo era il simbolo di una scienza libera. La seconda edizione uscita nel '39 a Forlì, quindi nello stato pontificio, nonostante Matteucci fosse meno drastico nella considerazione meccanicistica della vita, suscitò dei sospetti e l'autore fu chiamato a Roma per rendere conto delle sue affermazioni al Tribunale dell'Inquisizione.
Nel 1837, Matteucci si reca di nuovo a Parigi per esporre i risultati dei suoi esperimenti sulla rana e sulla torpedine ad una commissione composta da scienziati molto importanti quali Humboldt, Arago, Becquerel, Faraday, i  quali poi riferirono ai soci dell'Academie des Science. Riscuote un successo insperato ed elogi tanto che Faraday si felicita con lui e Humboldt, nel congratularsi, gli comunica l'importanza che il suo nome ha acquistato presso i fisici dell'Accademia di Berlino e in tutta la Germania. Il successo non venne condiviso dagli scienziati italiani, infatti i risultati delle ricerche di Matteucci non suscitarono alcun interesse nel convegno scientifico che si tenne a Pisa nel '39.
Dal 1838, subito dopo il soggiorno parigino, al 1840, Matteucci assunse la direzione del laboratorio chimico dell' Ospedale di Ravenna, dove ebbe la possibilità di continuare le sue ricerce sui pesci elettrici e iniziò i lavori sui potenziali di demarcazione nelle rane.
Nel 1840 il Granduca Leopoldo II chiamava Matteucci a ricoprire la cattedra di Fisica dell'Università di Pisa dove potè continuare i suoi esperimenti servendosi di strumenti tecnologicamente piu' avanzati.
Nel 1840, pubblica un lavoro molto importante per lo studio dei potenziali di demarcazione e le correnti d'azione dal titolo Essai sur les phenomenes elettriques des animaux, scritto in francese, in omaggio all'Accademia di Parigi. Questa opera rimane quella fondamentale di tutto il lavoro di Matteucci e segna un progresso nella comprensione dei fenomeni elettrici negli animali.
Nel 1844, Matteucci pubblicava le lezioni sui fenomemi fisico-chimici dei corpi viventi e un voluminoso trattato in francese dal titolo Traitè des phenomenes electro physiologiques des animaux, in cui riporta i risultati delle sue ricerche eseguite sempre sui pesci elettrici e sulla "corrente di rana", compiute nei laboratori dell'Università di Pisa.
Nell'estate del '44, convalescente da una malattia, Matteucci fece un viaggio durante il quale passò dalla Svizzera alla Francia e all'Inghilterra.
In Inghilterra rimase entusiasta dell'ottima accoglienza che gli rese il mondo scientifico e del modo di vivere inglese; ebbe finalmente l'occasione di incontrare Faraday, con il quale da parecchio tempo teneva una vivace corrispondenza. L'Inghilterra sarebbe diventata la sua patria ideale, sposò nel '46 una donna inglese, Robinia Young, e nel 1848 ebbe la medaglia Copley della Royal Society di Londra, quale riconoscimento per la sua attività scientifica. E' di questo periodo anche la polemica, scoppiata con Emil Du Bois-Reymond della scuola berlinese di fisiologia, che, sorta su un piano scientifico, degenerò su quello personale in quanto Matteucci fu accusato di non saper scrivere e di frettolosità nelle sue opere.
Nel 1855, insieme con Raffaele Piria, fondò " Il Nuovo Cimento" divenuto dal 1897 organo della Società italiana di Fisica e oggi una delle piu' prestigiose riviste europee.
Il periodo che va dal 1844 alla morte, vede Matteucci impegnato in molteplici attività, come esponente delle correnti liberali toscane nel 1848, come senatore e ministro della Pubblica istruzione, come vicepresidente del Consiglio superiore della Pubblica Istruzione.
Il suo nome resta legato alle ricerche compiute tra il 1836 e il 1844, anche se non restò inattivo nel campo della ricerca scientifica nemmeno negli anni della sua attività politica. Le sue opere di questo periodo, comunque, riprendono e ripetono osservazioni e scoperte eseguite precedentemente.
Muore a Livorno, affetto da una malattia di cuore il 24 giugno 1868.

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L'OPERA SCIENTIFICA DI CARLO MATTEUCCI

Il 1800 è un periodo di grandi scoperte scientifiche nel campo della fisica, della chimica e delle scienze naturali.
Per la fisica la scoperta della forza elettrica creò notevoli entusiasmi tanto che si cercò di spiegare moltissimi fenomeni chiamando in causa tale forza. E' del 1800 l'invenzione della pila da parte di Alessandro Volta, della prima metà del secolo le fondamentali esperienze di Faraday sull'elettricità e il magnetismo, e ancora delle teorie di Oersted, di Arago, di Ampere, del 1864 la grande sistematizzazione teorica delle leggi sull'elettromagnetismo operata da Maxwell.
Ancora nel campo della fisica da ricordare le teorie termodinamiche di Joule, Helmoltz, Mayer, Kelvin. Importanti nel campo della chimica nomi come Davy e Berzelius per l'elettrochimica.
A ciò vanno aggiunte alcune basilari scoperte biologiche come quella della cellula animale e l'elaborazione della teoria cellulare, del processo che determina la fecondazione, della sintesi in laboratorio di sostanze organiche a partire da sostanze inorganiche, le teorie evoluzionistiche di Lamarck e quindi di Darwin.
L'opera scientifica di Matteucci si colloca in questo contesto dove erano ancora vive le teorie vitalistiche secondo le quali le funzioni dei sistemi viventi sono regolate da una forza vitale peculiare della vita, ma dove, a causa delle nuove scoperte scientifiche, stava venendo avanti una concezione meccanicistica della vita.
Matteucci fu uno dei primi scienziati italiani a portare avanti il discorso meccanicistico. Infatti, già nel suo lavoro del 1835 "Sopra gli elementi della scienza dell'organismo", indica il metodo da seguire per lo studio dei sistemi viventi fondamentalmente basato sul principio che le funzioni dei viventi seguono le leggi della chimica e della fisica , idea senz'altro rivoluzionaria se si considera che a quel tempo la scienza era sotto il controllo del potere ecclesiastico che sosteneva naturalmente la concenzione della "forza vitale"..
Come conseguenza di tali convinzioni e per le influenze che ebbe su di lui l'ambiente pisano, la ricerca scientifica di Matteucci ha senz'altro avuto un'impostazione di tipo galileano: egli perveniva a risultati solo dopo esperimenti ripetuti e comunicava le proprie osservazioni e conclusioni ai più grandi scienziati del tempo superando i ristretti confini del territorio nazionale. Questo scambio di informazioni è ancor oggi punto fondamentale per la conduzione di una buona ricerca scientifica . La metodologia seguita e sostenuta, basata sulla concezione meccanicistica , sulla sperimentazione e sugli scambi di informazioni, si può considerare uno dei grandi pregi dell'opera di Matteucci.
Prima del 1835 condusse esperimenti e pubblicò opere sui fenomeni meteorologici, su quelli chimici e sui grandi temi dell'elettricità, di cui molti fisici si occupavano; sperimentò e provò, nella sua fase giovanile,  teorie già conosciute. Non è, comunque, da sottovalutare neanche questa fase, in quanto dimostra quanto Matteucci fosse aggiornato sulle dispute scientifiche del suo tempo.
Il suo nome rimane particolarmente legato alle scoperte che consentirono il fondamento su base scientifica della moderna elettrofisiologia, cioè di quella disciplina che studia i fenomeni elettrici che avvengono negli organismi animali.
L'esistenza dell'elettricità animale era ormai un fatto accertato, dopo gli esperimenti di Luigi Galvani ma ancora non si sapeva qual era il meccanismo della manifestazione di tali fenomeni elettrici e tanto meno la causa che li generava.
Il primo fenomeno osservato da Galvani risale al 1780, allorchè notò delle contrazioni in una rana scorticata. Le contrazioni avvenivano toccando con un coltello i muscoli di una rana scorticata posta vicino a una macchina elettrostatica: nello stesso istante in cui scoccano le scintille nella macchina si osservano le contrazioni. Galvani, sorpreso da questo inatteso risultato , volle controllare se la rana subiva le stesse contrazioni per effetto delle scariche atmosferiche e ottenne risultati positivi.
Nel 1786, Galvani osservò che una rana , appesa ad una ringhiera, subiva delle contrazioni quando accidentalmente si stabiliva un contatto metallico fra i muscoli delle zampe e i nervi lombari.
Successivamente egli stesso si accorse che le contrazioni erano più intense se il contatto metallico tra i nervi lombari e i muscoli degli arti inferiori avveniva per mezzo di un arco bimetallico costituito cioè da due metalli diversi. Galvani non attribuì molta importanza al fatto dell'arco bimetallico e finì con l'interpretare i fenomeni osservati attribuendoli a una vera e propria elettricità di origine biologica; il metallo chiudeva un circuito che permetteva un flusso di fluido elettrico contenuto nei tessuti
Volta, allora professore di fisica sperimentale alla università di Pavia, venne a conoscenza della pubblicazione in cui Galvani esponeva i risultati dei suoi esperimenti. Volta, inizialmente incredulo, cominciò l'esecuzione degli esperimenti di Galvani constatando con una certa sorpresa la loro realtà; ne derivò una vera e propria disputa tra Galvani e Volta che coinvolse anche i loro sostenitori.
La questione si poneva nei seguenti termini: la rana si comporta come un elettrometro particolarmente sensibile capace di rilevare la differenza di potenziale prodotta da una macchina elettrostatica, dall'elettricità atmosferica e dall'arco bimetallico, oppure è essa stessa la sorgente del fluido elettrico?
Galvani era per la seconda ipotesi,mentre Volta, inizialmente d'accordo con Galvani, in seguito sostenne la prima, confortato dal fatto che le scosse erano particolarmente intense allorchè il contatto avveniva con un arco bimetallico. Galvani a sostegno della propria teoria adduceva il fatto che le contrazioni si producono anche quando il contatto avveniva con un solo metallo, ma Volta attribuiva le contrazioni a impurità presenti nel metallo che ne alterano il comportamento. Volta per dimostrare che l'elettricità poteva essere generata da contatti di superfici di due diversi metalli con un sale, giunse ad inventare la pila elettrochimica, che egli trionfalmente denominò"un organo elettrico artificiale". Questo contributo di Volta fu così rilevante e di così grande importanza per ulteriori ricerche che gli esperimenti di Galvani furono ignorati.Vennero ignorate anche le dimostrazioni che gli organi elettrici dei pesci elettrici di fatto generano una corrente elettrica.
Il progresso che seguì la scoperta della pila da parte di Volta condusse a miglioramenti nelle misurazioni elettriche. L'invenzione del galvanometro da parte di L. Nobili risuscitò interesse per l'elettricità animale intorno al 1827.
I primi esperimenti originali che Matteucci condusse nell'ambito di questo contesto furono quelli sui pesci elettrici i quali presentano un particolare organo in grado, se stimolato, di generare una scossa elettrica.
Espose i risultati dei suoi esperimenti a Parigi ad una commissione di noti scienziati i quali poi riferivano all'Accademie des Sciences nel 1837. Matteucci dimostrava che l'irritazione meccanica d'una regione ben determinata dell'encefalo, che egli in seguito denominò lobo elettrico, produceva la scarica elettrica della torpedine e che la distruzione di tale lobo aboliva la scarica elettrica in seguito a stimolazioni provenienti dall'ambiente. In questo modo Matteucci aveva scoperto il centro riflesso che permette alla torpedine di rispondere con scariche elettriche del suo organo specializzato a stimoli esterni e che quindi tali scariche non si generano nell'organo stesso, gettando le basi per la moderna teoria della propagazione dell'impulso nervoso.
Un nuovo contributo reca alla scienza quando tra il 1840 e il 1844 giunge alla scoperta delle correnti di demarcazione e delle correnti di azione, scoperta che scatenò le aspre controversie con il fisiologo berlinese Emil Du Bois-Reymond.
Nel 1842 Matteucci pubblicò i suoi risultati negli"Annales de Chimie et Physique" e riferiva che l'ago del galvanometro deviava quando un elettrodo era posto sulla superficie del muscolo e uno all'interno di una ferita fatta nel muscolo stesso. Egli scopriva cosi' quelle che piu' tardi sarebbero state chiamate le correnti di demarcazione , la cui esistenza spiegava gli ultimi esperimenti di Galvani.Matteucci non vide questo rapporto tra i suoi risultati e quelli di Galvani. Esso doveva apparire chiaro solo molto piu' tardi.Ma vide chiaramente però che la direzione della corrente era costante: un fenomeno che ora sappiamo essere dovuto all'esistenza di una differenza di potenziale , pure costante, fra l'esterno e l'interno della fibra muscolare.
L'altra scoperta che Matteucci comunicava all'Accademia delle Scienze di Parigi, sempre nel 1842,riguarda la "scossa indotta".Fu Dumas a comunicarla all'Accademia e a raccontare da quale esperimento il Matteucci l'aveva dedotta.
Si trattava di preparare la coscia di una rana lasciando il nervo sciatico (nervo motore) attaccato ( zampa galvanoscopica) ;quest'ultimo poi doveva essere posto sulle cosce di una rana preparata alla Galvani, in corrispondenza della superficie di un muscolo a riposo e di un muscolo che si contrae sotto l'influenza della stimolazione elettrica del suo nervo motore.Se alla seconda rana venivano fatti contrarre i muscoli delle zampe, si produceva la contrazione dei muscoli anche nella zampa della prima rana.L'unica spiegazione possibile di questo fondamentale esperimento è che il nervo motore della zampa galvanoscopica venga stimolato dalle correnti d'azione prodotte dalla differenza di potenziale che si ha tra i muscoli a riposo e i muscoli che si contraggono. Effettivamente Matteucci vedeva che l'effetto era presente quando fra i muscoli della rana alla Galvani e il nervo della zampa galvanoscopica era interposta carta inumidita, mentre mancava se la carta veniva sostituita con una lamina sottile di oro. Becquerel, che aveva subito ripetuto e confermato l'esperimento di Matteucci, aveva immediatamente compreso che la foglia d'oro sopprimeva il fenomeno perchè ne eliminava la causa, cortocircuitando le correnti d'azione muscolare.
A 31 anni Matteucci aveva raggiunto il momento piu' alto della sua opera scientifica . Sorprendentemente, dopo aver accettato l'interpretazione esatta del fenomeno della scossa indotta egli abbandonava la via giusta e dava alle sue ricerche un indirizzo che doveva portarlo verso una via senza uscita.
La polemica con Du Bois-Reymond iniziò già dal 1845 e riguardò, inizialmente, una scoperta fatta dal Matteucci nel 1838, della quale egli non seppe cogliere l'importanza; si trattava dell'osservazione dell'assenza di corrente elettrica in una rana colpita da tetano. La spiegazione di tale fenomeno fu data successivamente da Du Bois-Reymond in una pubblicazione del 1843, nella quale egli confermava molte delle argomentazioni svolte dal Matteucci sulla corrente muscolare e si soffermava in particolare sulla constatazione secondo cui, al momento della contrazione muscolare, la corrente di demarcazione tende ad annullarsi . La spiegazione di questo fenomeno, scoperto indubbiamente da Matteucci, si deve esclusivamente a Du Bois-Reymond: secondo quest'ultimo ciò che accade è una variazione dello stato di polarizzazione (potenziale d'azione). La polemica iniziata dal Matteucci non si limitò al solo piano scientifico ma degenerò anche su quello personale.Infatti pare che Du Bois-Reymond non si accontentasse di sottolineare con durezza gli errori dell'opera scientifica di Matteucci, ma si scagliasse anche contro la limitatezza della sua cultura generale; gli rimproverava di non saper scrivere, di non conoscere bene il francese, e criticava la rozzezza del suo stile e la frettolosità delle sue opere. Matteucci, che aveva iniziato questa polemica, preferì poi mettervi anche fine negando completamente l'importanza della sua scoperta del'38.In questa prima fase della polemica, Du Bois Reymond riconosceva, insomma, al Matteucci una sola scoperta importante: quella della scossa indotta.Il contrasto tra i due scienziati continuò ancora per anni, con una forte punta nel 1850, anche se si mantenne poi piu' vicino al piano scientifico.
Le scoperte che Matteucci conseguì costituirono comunque nuovi punti fermi su cui   si basa la moderna fisiologia. Nonostante egli fosse riuscito a conquistarsi una certa fama,  piu' a livello europeo che nazionale, spesso non si ritrova il nome di Matteucci nella storia della scienza; le correnti muscolari, scoperte interamente da Matteucci, restano per lo piu' legate al nome di Du Bois-Reymond.  I motivi di tale mancanza possono essere dovuti da un lato alla scarsa comprensione che la maggior parte dei contemporanei mostrò anche verso le sue opere piu' originali.In Italia Matteucci si trovò inizialmente in una situazione di particolare isolamento:ne diede prova lampante il congresso scientifico tenuto a Pisa nel 1839, nel quale si ignorò completamente o comunque si sottolavalutò l'opera di Matteucci che tanti consensi aveva ricevuto in Europa. Dall'altro lato non si può negare una certa incapacità del Matteucci di portare fino in fondo le sue scoperte. Per esempio il "potenziale d'azione" scoperto da Du Bois-Reymond, era già stato osservato tempo prima dal Matteucci, ma l'importanza di tale fenomeno gli era sfuggita.

 

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L'ELETTROFISIOLOGIA DOPO MATTEUCCI

L'eredità scientifica di Matteucci viene raccolta da Du Bois Reymond che inizia la nuova elettrofisiologia, la scienza che studia la capacità su base elettrica degli animali di reagire a stimoli esterni. Matteucci e in seguito Du Bois-Reymond, avevano trovato una netta differenza di potenziale quando un elettrodo era sistemato su un nervo intatto o su un muscolo, e l'altro posto su una parte lesa di tessuto. Questo potenziale di lesione o demarcazione fu esattamente interpretato da Du Bois-Reymond come manifestazione di una negatività interna nella cellula a riposo. Si scoprì inoltre che il potenziale di lesione diminuiva quando il tessuto veniva stimolato, e Du Bois-Reymond concluse che il nervo o il muscolo generavano impulsi i quali facevano sì che l'elettrodo che si trovava su un tessuto intatto divenisse negativo rispetto allo stato di riposo e che gli stessi impulsi viaggiassero nel nervo dal punto di stimolazione al sito di innervazione del muscolo.
Bernstein che si occupò di questi problemi negli ultimi decenni del XIX secolo e all'inizio del XX secolo, riteneva che le cellule nervose fossero polarizzate, essendo l'interno di segno negativo, a causa di una ineguale distribuzione di ioni, diffusibili e non, ai due lati di una membrana semipermeabile. Secondo l'ipotesi di Bersntein la lesione provocava la fuoriuscita di ioni che muovendosi secondo il gradiente di concentrazione davano luogo al flusso di corrente.
Nei primi decenni del secolo, per lo studio dei fenomeni bioelettrici si disponeva solo di elettrodi di dimensione relativamente grande, composti da un filo di argento ricoperto di cloruro di argento, le cui dimensioni escludevano misure intracellulari. Nel 1936 fu introdotto da Young l'uso, negli studi di elettrofisiologia,dell'assone gigante di calamaro. Fibre giganti di questo tipo sono presenti in diverse specie di invertebrati come vie di conduzione veloce necessaria alle attività locomotorie; il diametro di queste fibre può giungere fino a 1 mm e quindi permettere l'uso degli elettrodi metallici sopra citati.In questo stesso periodo si andava anche sviluppando l'impiego di microelettrodi di vetro, vale a dire di tubicini di vetro con punta capillare di diametro fino a 0,1 micrometri e anche inferiore. Se si pone una coppia di questi elettrodi all'interno di una cellula o sulla superficie non si osserva una differenza di potenziale, mentre  se i due elettrodi sono posti uno all'interno e uno all'esterno, si osserva differenza di potenziale nel misuratore a cui gli elettrodi sono collegati; questo è il potenziale di riposo. Potenziale di riposo e potenziale di lesione sono due aspetti dello stesso fenomeno sebbene misurato con modalità diverse: il potenziale di lesione ha valori inferiori al potenziale di riposo poichè la perdita di corrente che si ha dalla lesione non giunge all'elettrodo, ma si perde nel mezzo extracellulare. Tornando all'ipotesi di Bernstein, egli riteneva che la differenza di potenziale fosse dovuta all'ineguale distribuzione di ioni potassio (K+interno maggiore di K+esterno). Bernstein non potè provare le sue ipotesi per mancanza di strumentazione adeguata. Gli sperimentatori che lo seguirono esaminarono a fondo le sue ipotesi e pervennero alla teoria del potenziale di riposo e del potenziale d'azione e al completo meccanismo di trasmissione dell'impulso lungo la fibra nervosa non più inteso   come una corrente elettrica data da un flusso di ioni che viaggia lungo la fibra, come si pensava inizialmente.
Dunque, quando viene messo un elettrodo all'interno della cellula e uno all'esterno, si registra una differenza di potenziale misurata in circa 70 millivolt, con l'interno della membrana negativo e l'esterno positivo. Questo è il potenziale di riposo della membrana caratteristico di tutte le cellule .
Quando l'assone (fibra nervosa) viene stimolato si registra una brevissima inversione della polarità, cioè l'interno diventa carico positivamente rispetto all'esterno: questa inversione della polarità è il potenziale d'azione. Il potenziale d'azione che procede lungo la membrana è l'impulso nervoso.
Il potenziale d'azione dipende dal potenziale elettrico di riposo dell'assone che a sua volta è instaurato dalla differenza delle concentrazioni ioniche presenti ai due lati della membrane. Le differenze di concentrazione piu' importanti negli assoni, riguardano gli ioni potassio(K+) e gli ioni sodio(Na+). Allo stato di riposo la concentrazione degli ioni K+ nel citoplasma di un assone è circa 30 volte maggiore rispetto al liquido esterno; viceversa, la concentrazione di ioni Na+ è circa 10 volte maggiore nel liquido extracellulare rispetto al citoplasma.Tale differenza di concentrazione è mantenuta dalla presenza nella membrana cellulare di una proteina integrale detta pompa sodio-potassio, che permette il trasporto attivo, contro, quindi, il gradiente di concentrazione, attraverso la membrana plasmatica ma in direzioni opposte e a livelli differenti. Essa porta 3 ioni sodio fuori dalla cellula per ogni due ioni potassio che porta dentro. Ciò rende la superficie interna della membrana neuronale leggermente meno positiva, cioè negativa, rispetto alla superficie esterna. Quindi la pompa sodio-potassio crea la differenza di potenziale nota come potenziale di riposo.
Altri fattori che concorrono a produrre il potenziale di riposo sono le caratteristiche della membrane stessa, la quale è piu' permeabile agli ioni potassio che agli ioni sodio. Ne deriva che gli ioni potassio diffondono all'esterno,seguendo il loro gradiente di concentrazione, piu' velocemente di quanto non lo facciano gli ioni sodio verso l'interno.Inoltre la membrana plasmatica è quasi impermeabile agli ioni negativi che stanno al suo interno. Ciò lascia un piccolo eccesso di ioni negativi sulla superficie interna della membrana neuronale.
Quando si applica uno stimolo adeguato ad un neurone, nel punto stimolato aumenta considerevolmene la sua permeabilità agli ioni sodio che quindi si muovono piu' velocemente verso l'interno. All'esterno di questo punto diminuisce l'eccesso di ioni positivi fino a raggiungere il valore zero. Il punto stimolato della membrana non è piu' polarizzato o come si dice è depolarizzato; questa è una situazione temporanea, infatti in seguito alla continua entrata di ioni sodio, entro pochi millisecondi si produce una positività all'interno della membrana, chiamata potenziale d'azione.Un potenziale d'azione è una differenza di potenziale,attraverso la membrana di un neurone, di circa 30 millivolt con l'interno positivo rispetto all'esterno.Lo sviluppo del potenziale d'azione nel punto stimolato della membrana neuronale rappresenta il momento iniziale della conduzione dell'impulso nervoso. L'inversione della polarizzazione nella regione stimolata della membrana di un neurone provoca un flusso locale di corrente verso la regione adiacente della membrana medesima.Qui il flusso locale di corrente agisce da stimolo , causando la depolarizzazione di questa regione e lo sviluppo del potenziale d'azione. Allora il potenziale d'azione si muove dal punto originariamente stimolato verso il punto adiacente della membrana.Poichè il ciclo va ripetendosi da punto a punto in rapida successione, il potenziale d'azione si muove verso la terminazione dell'assone.Un potenziale d'azione dura circa un millisecondo in un punto della membrana, poi si instaura di nuovo il potenziale di riposo come conseguenza di una diminuzione della permeabilità della membrana agli ioni sodio.
Il potenziale di riposo e il potenziale d'azione, la cui esistenza era stata primariamente osservata da Matteucci anche se non si era reso conto della loro importanza, spiegano quindi nel modo suddetto la trasmissione dell'impulso nervoso, dal punto di stimolazione fino alla terminazione della stessa fibra nervosa. Il passaggio dell'impulso da un neurone all'altro può avvenire per via elettrica, ma piu' frequentemente, negli animali superiori, si riscontra una via di trasmissione di tipo chimico. Le strutture di congiunzione di questo tipo sono chiamate sinapsi e le molecole che fungono da trasportatori del messaggio, sono i cosidetti neurotrasmettitori che sono quindi i responsabili della stimolazione della fibra nervosa successiva e dell'insorgenza di un nuovo potenziale d'azione che si propaga fino alla terminazione. Il ciclo si propaga in questo modo in tutti i neuroni collegati tra loro. Un meccanismo simile, mediato da neurotrasmettitori è presente anche nelle sinapsi neuromuscolari ed è responsabile della contrazione del muscolo in seguito alla ricezione dello stimolo.

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BIBLIOGRAFIA

1) Bianchi Nicomede, Carlo Matteucci e l'Italia del suo tempo,  Bocca, Torino 1874.
2) De Maria Ugo, Letterati, scienziati, artisti e patrioti di Romagna (1750-1860), in "La Romagna", Agosto-Settembre, 1907, fasc. VIII, IX, a. IV; vol.II pp.421-25.
3) Mazzei Raffaele, Carlo Matteucci uomo di scienza, politico, biofisico nel centenario della morte (1811-1868), estr.da "Romagna Medica" vol.XX, fasc.VII, Forlì novembre-dicembre 1968.
4) Mazzei Raffaele, Il fisico e lo scienziato, estr. da "Il Melozzo", anno I, n.3/5, agosto 1968.
5) Gaviani Enrica, I rapporti tra fisica e fisiologia nell'opera di Carlo Matteucci, tesi di laurea, relatore Prof. Giuliano Pancaldi, Università degli studi di Bologna, facoltà di Lettere e Filosofia, Anno accademico 1978-79.
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8) Grunfest Harry, voce "Elettrofisiologia", da Enciclopedia del '900, Ist.Encicl.Ital., vol.II, p.365-397.
9) Abbadessa Urso Salvatore, Barnabei Ottavio et altri, Fisiologia Generale,
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10) Curtis Helena, Sue Barnes, Le Scienze Biologiche, Zanichelli, Bologna 1995, pp. 577-580.
11) Thibodeau G.A., Anatomia e fisiologia, Casa Editrice Ambrosiana, Milano 1991, pp.294-296
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Modulo didattico
per le classi seconde dell'Istituto Tecnico Commerciale
a cura di Nadia Lundi, Sergio Forbicini

Destinatari: classi seconde dell'Istituto tecnico commerciale "Carlo Matteucci"
Discipline coinvolte:
Scienze della materia (Fisica, Chimica); Scienze della natura   (Biologia)
Obiettivi didattici:
Generali (propri delle due discipline):

  • sviluppare la capacità di acquisizione e di rielaborazione critica dell'informazione fornita dalla   comunicazione scritta, orale e visiva;

  • sviluppare le capacità di analisi e di sintesi, di strutturazione logica;

  • sapere avanzare ipotesi e verificarne la validità;

  • comprendere i processi di sviluppo della scienza e i limiti di validità delle conoscenze scientifiche;

  • contribuire ad acquisire un linguaggio corretto e sintetico;

  • contribuire ad acquisire una visione organica della realtà;

  • comprendere l'importanza della cultura scientifica e del progresso tecnologico nella società.

Specifici del modulo:

  • conoscenza della figura di Carlo Matteucci e importanza della sua opera scientifica;

  • conoscenza della storia della scienza dell'ottocento e suo inserimento nel contesto storico - politico italiano ed europeo;

  • comprendere l'importanza del metodo induttivo sperimentale nella ricerca scientifica;

  • capire che il progresso scientifico non è quasi mai dovuto al lavoro di una sola persona ma all'integrazione delle conoscenze ed intuizioni di più ricercatori;

  • introduzione alle conoscenze di base dell'elettrofisiologia;

  • stimolare la visione interdisciplinare delle conoscenze scientifiche.

Prerequisiti:
Fisica: concetto di carica elettrica, significato di differenza di potenziale e sua misurazione;
Chimica:
concetto di ione, di concentrazione di una soluzione e di gradiente di concentrazione;
Biologia: conoscenza della struttura della cellula e in particolare di quella nervosa, della struttura e composizione chimica della membrana cellulare, dei meccanismi di trasporto attraverso la membrana, diffusione semplice e trasporto attivo, dell'organizzazione generale e della funzione del sistema nervoso.

Contenuti:

  • La formazione scientifica di Carlo Matteucci e note biografiche;

  • L'opera scientifica di Carlo Matteucci;

  • L'elettrofisiologia dopo Matteucci;

  • Bibliografia.

Metodologia:

  • Lezione frontale;

  • lezione dialogata;

  • utilizzo di mezzi audiovisivi, data la impossibilità della sperimentazione diretta, con i mezzi a disposizione, della trasmissione degli impulsi nervosi.

Verifiche:

  • prove oggettive;

  • verifiche orali    

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