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Domenica 12 aprile ore 18:30, con ingresso gratuito, al Teatro Fabbri ventinovesimo appuntamento della rassegna d'arte "Un'opera al mese" con protagonisti tre dipinti del Maestro bolognese Morandi: "Il papavero" (1958), "Crisantemi" (1960) e "Rose" (1962), oggi esposti nella nuova sezione del San Domenico denominata "Grandi Donatori".
Promosso dall’Assessorato alla Cultura, il ciclo di appuntamenti dedicato a promuovere la conoscenza del patrimonio storico-artistico forlivese è curato dal Dirigente alla Cultura Stefano Benetti e realizzato dal Servizio Cultura in collaborazione con l’Associazione Amici dei Musei di Forlì presieduta da Raffaella Alessandrini.
"Con questo appuntamento della rassegna d'arte "Un'Opera al mese" - precisano il Sindaco Gian Luca Zattini e il Vicesindaco con delega alla Cultura Vincenzo Bongiorno – vogliamo valorizzare opere appartenenti alla nuova sezione Grandi Donatori, da poco inaugurata al Museo San Domenico. È una sezione del Museo che merita di essere visitata perché ospita importanti capolavori come dimostra questo appuntamento di "Un'opera al mese" dedicato a uno dei grandi maestri del Novecento: Giorgio Morandi".
"Si tratta di tre opere di grande pregio - precisa il Dirigente Cultura e curatore della rassegna Stefano Benetti - che ci restituiscono un tassello fondamentale della produzione artistica di Giorgio Morandi. Per questo la rassegna "Un'opera al mese" gli tributa il doveroso omaggio".
A raccontare i tre dipinti interverrà il professor Pasquale Fameli, professore di Storia dell’arte contemporanea presso il Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna, profondo conoscitore dell'opera di Morandi.
"Accanto alle bottiglie e ai paesaggi - spiega Fameli - i fiori sono tra i principali soggetti dipinti da Giorgio Morandi lungo tutto il suo percorso artistico. Ne troviamo alcuni esposti già alla cosiddetta mostra futurista tenutasi all’Hotel Baglioni di Bologna il 21 marzo 1914, dove l’artista esordiva, ancora studente, accanto ad alcuni suoi compagni di accademia quali Mario Bacchelli, Osvaldo Licini, Giacomo Vespignani e Sepo (Severo Pozzati). È il momento in cui Morandi si confronta con la cultura figurativa francese più avanzata, guardando soprattutto a Cézanne, Braque, Picasso e Derain. Uno sguardo a Rousseau il Doganiere emerge invece dai Fiori del 1916 oggi conservati a Palazzo Citterio a Milano. Accantonato nella fase metafisica, il tema dei fiori riemerge potentemente a partire dagli anni Trenta, accanto a un rinnovato interesse per il paesaggio. Non per esigenze naturalistiche, ma ancora una volta per esplorare le possibilità plastiche della natura morta. D’altronde, Morandi adoperava quasi sempre fiori secchi oppure di seta, come quelli ritrovati nel suo studio. I Fiori dipinti a partire dai primi anni Quaranta sono pensati soprattutto come opere affettive, da regalare a familiari e ad amici, per esempio alle sorelle Anna, Dina e Maria Teresa oppure ad Anna Banti, storica dell’arte e scrittrice, moglie di Roberto Longhi, e a Longhi stesso. Estranei a qualsiasi intento decorativo, questi fiori costituivano un diverso approccio all’immagine; essi si caratterizzano infatti per un’essenzialità meditativa, silenziosa e lirica al contempo: pochi elementi raccolti in vasi oppure in umili contenitori posti al centro dello spazio su fondali neutri che si costituiscono come indagini sulla percezione visiva, sull’equilibrio compositivo e sulle variazioni tonali. Il papavero (1958), Crisantemi (1960) e Rose (1962), oggi conservati nelle collezioni del Museo Civico San Domenico a Forlì, sono alcuni tra i più maturi e significativi esempi di questa ricerca artistica".
Promosso dall’Assessorato alla Cultura, il ciclo di appuntamenti dedicato a promuovere la conoscenza del patrimonio storico-artistico forlivese è curato dal Dirigente alla Cultura Stefano Benetti e realizzato dal Servizio Cultura in collaborazione con l’Associazione Amici dei Musei di Forlì presieduta da Raffaella Alessandrini.
"Con questo appuntamento della rassegna d'arte "Un'Opera al mese" - precisano il Sindaco Gian Luca Zattini e il Vicesindaco con delega alla Cultura Vincenzo Bongiorno – vogliamo valorizzare opere appartenenti alla nuova sezione Grandi Donatori, da poco inaugurata al Museo San Domenico. È una sezione del Museo che merita di essere visitata perché ospita importanti capolavori come dimostra questo appuntamento di "Un'opera al mese" dedicato a uno dei grandi maestri del Novecento: Giorgio Morandi".
"Si tratta di tre opere di grande pregio - precisa il Dirigente Cultura e curatore della rassegna Stefano Benetti - che ci restituiscono un tassello fondamentale della produzione artistica di Giorgio Morandi. Per questo la rassegna "Un'opera al mese" gli tributa il doveroso omaggio".
A raccontare i tre dipinti interverrà il professor Pasquale Fameli, professore di Storia dell’arte contemporanea presso il Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna, profondo conoscitore dell'opera di Morandi.
"Accanto alle bottiglie e ai paesaggi - spiega Fameli - i fiori sono tra i principali soggetti dipinti da Giorgio Morandi lungo tutto il suo percorso artistico. Ne troviamo alcuni esposti già alla cosiddetta mostra futurista tenutasi all’Hotel Baglioni di Bologna il 21 marzo 1914, dove l’artista esordiva, ancora studente, accanto ad alcuni suoi compagni di accademia quali Mario Bacchelli, Osvaldo Licini, Giacomo Vespignani e Sepo (Severo Pozzati). È il momento in cui Morandi si confronta con la cultura figurativa francese più avanzata, guardando soprattutto a Cézanne, Braque, Picasso e Derain. Uno sguardo a Rousseau il Doganiere emerge invece dai Fiori del 1916 oggi conservati a Palazzo Citterio a Milano. Accantonato nella fase metafisica, il tema dei fiori riemerge potentemente a partire dagli anni Trenta, accanto a un rinnovato interesse per il paesaggio. Non per esigenze naturalistiche, ma ancora una volta per esplorare le possibilità plastiche della natura morta. D’altronde, Morandi adoperava quasi sempre fiori secchi oppure di seta, come quelli ritrovati nel suo studio. I Fiori dipinti a partire dai primi anni Quaranta sono pensati soprattutto come opere affettive, da regalare a familiari e ad amici, per esempio alle sorelle Anna, Dina e Maria Teresa oppure ad Anna Banti, storica dell’arte e scrittrice, moglie di Roberto Longhi, e a Longhi stesso. Estranei a qualsiasi intento decorativo, questi fiori costituivano un diverso approccio all’immagine; essi si caratterizzano infatti per un’essenzialità meditativa, silenziosa e lirica al contempo: pochi elementi raccolti in vasi oppure in umili contenitori posti al centro dello spazio su fondali neutri che si costituiscono come indagini sulla percezione visiva, sull’equilibrio compositivo e sulle variazioni tonali. Il papavero (1958), Crisantemi (1960) e Rose (1962), oggi conservati nelle collezioni del Museo Civico San Domenico a Forlì, sono alcuni tra i più maturi e significativi esempi di questa ricerca artistica".
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Ultimo aggiornamento: 7 aprile 2026, 17:04